IL MERCATO LATTIERO-CASEARIO SETTIMANA 19-25 Giugno 2021

Se il burro è riflessivo, la crema, così come il latte in polvere, non hanno ancora capito cosa fare.

– Dopo la prima settimana di vero caldo, subito la raccolta ne ha risentito arrivando a diminuire del 3-4% rispetto alla settimana precedente, oltretutto con un tenore di materia grassa sempre più basso. I prezzi del latte crudo italiano ne hanno risentito immediatamente, arrivando ad essere trattati anche fino a 0,40 €/kg franco partenza. Qualcuno specifica che sul prezzo ha molta influenza quanta merce offri e su che periodo lo offri. Anche la crema nazionale di qualità gode del caldo e arriva a essere trattata fino a 2,06 €/kg franco partenza. Lo scremato invece sempre poco ricercato anche se i prezzi godono di leggeri aumenti e oscillano tra 0,18 e 0,20 €/kg.
Le alte temperature si sono fatte sentire anche nel resto d’Europa, dove oltretutto sono arrivate le riaperture e aumentano così i consumi fuori casa. I due suddetti fattori influenzano notevolmente il mercato della crema che se parte con richieste esagerate di 2,07 €/kg, viene poi trattata intorno a 2,04 €/kg. Anche il latte crudo chiede qualcosa in più, ma alla fine continua ad essere scambiato tra a 0,39 e 0,40 €/kg reso Nord Italia. Sullo scremato sussistono gli stessi problemi italiani con richieste in rialzo per poi essere trattato tra 0,19 e 0,21 €/kg a seconda dell’origine. I suddetti prezzi si intendono franco arrivo Nord Italia con un costo di trasporto che incide tra 5 e 10 €/Ton.

– La vivacità riscontrata sul mercato dei liquidi, non la ritroviamo certo nel burro che resta invariato su tutti e tre i bollettini. Il tedesco fermo a 3,93 €/kg e 4,00 €/kg, l’olandese conferma il 4,00 €/kg e anche la Francia non ci riserva sorprese e resta al suo folle 4,34 €/kg. Inevitabilmente non cambiano le medie che sono a 4,102 €/kg se teniamo conto anche della Francia, è a 3,983 €/kg se invece ci limitiamo a fare tra i più realistici Germania e Olanda. 
La domanda di burro è forse ancora più calma del latte liquido scremato, con gli stessi venditori che ritengono senza motivo diminuire i prezzi delle offerte se tanto la domanda non c’è. A titolo puramente indicativo, confermiamo le offerte di settimana scorsa.

– Come accennato all’inizio, il latte in polvere è assai confuso, tanto sui listini ma ancora di più sul libero mercato. I bollettini tedesco e olandese segnano ribassi sia sull’alimentare che sullo zootecnico, resta invece invariato l’olandese del latte intero che invece ribassa in Germania e Francia. La Francia, in compenso, rialza lo scremato per l’uso alimentare. 
Sul mercato la confusione è amplificata con soprattutto i traders che spingono al ribasso, in certi casi addirittura di 100 €/Ton rispetto alla settimana precedente. In compenso, qualche produttore resta ai livelli stellari, con lo scremato indicato poco lontano da 2.750 €/Ton arrivo Nord Italia.
Durante l’Assemblea generale di Assocaseari tenutasi questa settimana, il nostro sempre più caro amico Christophe Lafougere ci fa presente che la Cina ha degli stoccaggi di latte intorno alle 70.000 Tons per la polvere scremata e di ben 240.000 Tons per la polvere intera. Proprio mercoledì notte è comparsa la notizia che la Cina intende calmierare i prezzi dell’acciaio e metterà in vendita le prime 100.000 Tons provenienti dai suoi stoccaggi ma sembra che seguiranno in diverse riprese quantitativi più ingenti. Quello che sta facendo sull’acciaio già qualcuno pensa che lo potrebbe fare con il petrolio. Anche se i quantitativi che per il momento ha di latte in polvere non sono sufficienti a calmierare il mercato mondiale, chi ci dice che non si muova per poterlo fare domani?

– Il siero per l’uso zootecnico ribassa sul bollettino tedesco e olandese, mentre invece resta invariato in Francia, così come invariato resta il bollettino del siero per uso alimentare in Germania.

– I bollettini nazionali dei formaggi questa settimana hanno registrato aumenti per alcune voci del Parmigiano Reggiano a Modena e a Reggio Emilia.
Quotazioni medie UE in aumento per il Gouda a 3,30 €/kg e l’Edamer a 3,29 €/kg, stabili per il Cheddar a 3,13 €/kg e l’Emmentaler a 4,82 €/kg.

NB: I prezzi pubblicati devono essere considerati solo indicativi di una tendenza di mercato, in quanto miscellanea non solo di prezzi effettivi di vendita, ma anche di prezzi di offerte e/o richieste rilevate sul mercato.

Import Cina maggio 2021

Le importazioni dalla Cina hanno continuato a crescere a maggio, con tassi di crescita spettacolari per tutte le materie prime ad eccezione dell’infant formula e dei prodotti fermentati. Tutti i fornitori hanno beneficiato di questa forte domanda, in primis la Nuova Zelanda.
Dopo un piccolo aumento ad aprile, le importazioni di WMP sono cresciute ulteriormente a maggio, +67% magg.’21/magg.’20, grazie soprattutto ai volumi impressionanti provenienti dalla Nuova Zelanda e, in misura minore, dall’Uruguay; la domanda di WMP australiana, invece, continua a ridursi. Analizzando i primi cinque mesi dell’anno, invece, tutti i fornitori hanno registrato una crescita, Australia compresa.
Le importazioni di SMP sono più che raddoppiate rispetto al maggio dello scorso anno, +110% magg.’21/magg.’20, dopo quattro mesi di crescita già significativa, a beneficio di tutti i fornitori. Gli Stati Uniti hanno registrato l’aumento più forte passando dalle 752 Tons alle 13.335 Tons, mentre i volumi provenienti dall’Australia sono più che raddoppiati. Anche la domanda di SMP comunitaria e neozelandese è aumentata, tuttavia la loro quota di mercato si è ridotta.
A maggio, le importazioni di siero di latte sono aumentate del 40% rispetto allo stesso mese del 2020, che aveva già registrato un incremento dell’85% rispetto al maggio 2019. In aumento i volumi provenienti dai due principali fornitori, UE e USA, ma anche da Turchia e Bielorussia.
L’import di formaggio ha mostrato il tasso di crescita più forte di tutte le principali materie prime, +180% magg.’21/magg.’20 e +66% genn-magg’21/genn-magg’20, grazie ai maggiori volumi provenienti dalla Nuova Zelanda e, in misura minore, dalla UE e dall’Australia.
Anche le importazioni di burro sono aumentate, +129% magg.’21/magg.’20, con un incremento soprattutto dei volumi acquistati dalla Nuova Zelanda. Nei primi cinque mesi dell’anno, invece, l’aumento del 15% è dovuto principalmente alla merce proveniente dalla UE e dall’Australia.

Emanuela Denti & Lorenzo Petrilli
ASSOCASEARI

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