IL MERCATO LATTIERO-CASEARIO SETTIMANA 25 Settembre – 1 Ottobre 2021

Che settimana bollente, non tanto sui listini, bensì sui mercati.

– Con la Germania che dichiara un calo di raccolta intorno al 3% a secondo dei Länder, e la Francia che arriva in alcuni casi a -4%, il latte crudo, malgrado sia povero di grasso e di proteine, viene trattato a circa 0,50 €/kg partenza. Lo scremato a 0,30 €/kg e la crema, che lunedì valeva intorno a 2,40 €/kg, mercoledì arrivava e in alcuni casi addirittura sorpassava, i 2,60 €/kg partenza, ma già giovedì pomeriggio era in leggero calo. Forse qualcuno ha tirato un po’ troppo la corda e ora si ritrova con della merce invenduta. Ma il problema è che per quanto uno sia disposto a pagare, non c’è comunque merce sufficiente. I supermercati tedeschi non hanno abbastanza latte né burro, non solo, ma visto il prezzo a loro favore, la grande distribuzione chiede dei quantitativi enormi che il mercato non riesce a soddisfare, un po’ per la mancanza di merce un po’ perchè per i fornitori sono comunque contratti al momento estremamente svantaggiosi.
In Italia, grazie all’aumento della raccolta di circa il 4% e una domanda un po’ fiaccotta, la situazione è differente. Il latte crudo sembra risvegliarsi dal torpore delle settimane precedenti e, se lunedì ottenere 0,40 €/kg sembrava un miraggio, mercoledì veniva pagato 0,41-0,42 €/kg partenza. Lo scremato trattato intorno a 0,245 €/kg partenza. La crema nazionale di qualità gode di riflesso della situazione dei mercati circostanti e in alcuni casi è stata pagata poco meno della estera. I suddetti prezzi si intendono franco partenza.

– Il bollettino del burro di Kempten fa segnare un aumento di € 0,05 sia sul minimo, 4,20 €/kg, che sul massimo che si porta a 4,40 €/kg, media tedesca 4,30 €/kg. L’Olanda aumenta di € 0,07 e si posiziona a 4,28 €/kg. La Francia, che oggi sì che dovrebbe essere a 4,40 €/kg, resta invece invariata a 4,25 €/kg. La media a tre di questa settimana è 4,277 €/kg, ben al di sotto di quello che si sente sul mercato.
Come accennato all’inizio, i bollettini sono sempre più lenti a seguire i mercati, questa settimana ancora più rapidi del solito ad aumentare. Fino a lunedì si poteva trovare del burro congelato di svariate origini a 4,35 €/kg arrivo, oggi per lo stesso burro chiedono 4,50 €/kg partenza. Il burro congelato sembra essere solo una prerogativa di alcuni commercianti, probabilmente anche perchè se i produttori l’avessero, lo userebbero per il loro fabbisogno limitando i danni di contratti di vendita al momento così svantaggiosi. Di burro fresco non se ne trova, e se proprio lo volete le latterie chiedono il prezzo della crema moltiplicato due più costi di trasformazione e di trasporto.

– I listini del latte in polvere sono tutti con la freccetta verde verso l’alto, ad eccezione dell’intero in Francia.
Anche per le polveri, la disponibilità è poca al punto che anche la richiesta di un solo camion per dicembre, comporta da parte del fornitore una verifica dell’effettiva disponibilità prima di confermare. Il cambio da una migliaia all’altra ha un effetto psicologico molto importante e anche la soglia del 3 lo dimostra. Malgrado il latte in polvere scremato sia stato trattato a 2.950 €/ton, ancora nessun cliente ha accettato di pagare richieste superiori o pari a 3.000 €/ton.

– Siero questa settimana con idee molto confuse. In Francia rialza, in Olanda ribassa e in Germania lo zootecnico resta invariato e l’alimentare diminuisce.

– I bollettini nazionali dei formaggi segnano un piccolo aumento di due voci del Parmigiano Reggiano a Reggio Emilia e un calo delle quotazioni delle voci del Grana Padano più stagionato a Milano, Cremona e Brescia.
Quotazioni medie europee in calo per il Gouda a 3,35 €/kg, in aumento per l’Edamer a 3,37 €/kg, il Cheddar a 3,26 €/kg e l’Emmentaler a 4,95 €/kg.

In questo periodo, si parli di latte, burro, crema, formaggio o siero, chi ci capisce qualcosa è bravo.

NB: I prezzi pubblicati devono essere considerati solo indicativi di una tendenza di mercato, in quanto miscellanea non solo di prezzi effettivi di vendita, ma anche di prezzi di offerte e/o richieste rilevate sul mercato.

Import Cina Agosto 2021

In agosto, le importazioni cinesi, contrariamente alle previsioni, sono aumentate ulteriormente per tutti i prodotti lattiero-caseari (esclusi l’infant formula, le caseine/ati e il WPC), confrontate con quelle dell’agosto 2020. La Nuova Zelanda è stato il fornitore che più ha beneficiato di tale crescita, ma anche gli altri hanno registrato buoni risultati.
Le importazioni di WMP sono in continua crescita, sia in agosto (+143% ago.’21/ago.’20) che nei primi otto mesi dell’anno (+38% genn-ago’21/genn-ago’20), a vantaggio di tutti i fornitori. Il 91% della merce arriva dalla Nuova Zelanda, il resto da Uruguay, UE, Bielorussia e Regno Unito.
Anche l’import di siero ha continuato ad aumentare ad agosto, +12% rispetto allo stesso mese 2020, trainato dai volumi in crescita provenienti da Stati Uniti, Turchia e Argentina, mentre quelli di origine UE e bielorussa sono diminuiti. Nonostante una crescita del 17% genn-ago’21/genn-ago’20, la UE ha perso quote di mercato a vantaggio della Turchia. Dallo scorso mese, gli Stati Uniti sono diventati il primo fornitore di siero della Cina.
Le importazioni di SMP stanno aumentando ogni mese dall’inizio dell’anno, con una crescita dei volumi provenienti da UE, Stati Uniti (ben +188% genn-ago’21/genn-ago’20) e Nuova Zelanda, e un calo di quelli australiani.
Le importazioni di formaggio hanno registrato un aumento del 50% ago.’21/ago.’20, con il 21% della merce proveniente dalla UE (+69% genn-ago’21/genn-ago’20). Infine, anche l’import di burro è cresciuto, +8% ago.’21/ago.’20, con il 16% della merce proveniente dalla UE (+29% genn-ago’21/genn-ago’20).

Emanuela Denti & Lorenzo Petrilli
Assocaseari

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