MERCATO LATTIERO CASEARIO: AVVICINARE DOMANDA E OFFERTA SI PUÓ E SI DEVE

MERCATO LATTIERO CASEARIO: AVVICINARE DOMANDA E OFFERTA SI PUÓ E SI DEVE

La filiera lattiero casearia italiana è preparata al meglio per affrontare da protagonista l’evoluzione dei mercati?
La domanda non è oziosa se si osserva che, nel corso degli ultimi anni, alla progressiva evoluzione dei mercati non è corrisposto un efficace adeguamento sia della struttura che del funzionamento della nostra filiera a rischio di obsolescenza e di perdita di competitività.

Asimmetria Strutturale

La dimensione media dell’industria di trasformazione casearia italiana è  all’incirca pari a quella europea in termini di fatturato: 24 milioni di € il fatturato medio italiano contro i 26 milioni della media europea.

Se, però, vediamo i volumi lavorati, le strutture europee lavorano mediamente 28.000 ton/anno, mentre quelle italiane solo 16.000 collocandosi, così, il Paese al 20° posto in UE. Questa discrasia si spiega con la più alta incidenza in Italia delle produzioni a maggiore valore aggiunto (prevalentemente formaggi DOP).

Sicuramente questa è una buona notizia: l’industria casearia italiana produce a più alto valore aggiunto!

Ma esiste anche un insidioso rovescio della medaglia: la ridotta dimensione rappresenta un limite strutturale all’efficace presenza sul mercato.

Filiere altamente intermediate

Nei tempi passati, le informazioni circolavano lentamente, le infrastrutture erano scarse, i trasporti lenti e costosi, e, dunque, si consolidarono figure di intermediazione che, in più passaggi successivi, consentivano la raccolta delle piccole produzioni per raggiungere i mercati e fino al consumo finale.

Si crearono, così, filiere necessariamente complesse dove ogni singolo “passaggio” era a carico di figure distinte, ognuna delle quali ritagliava una propria fetta di valore aggiunto. La macroscopica conseguenza era uno spread di valore importante tra la produzione ed il consumo.

I mercati evolvono

Oggi, invece, le “condizioni ambientali” sono assai cambiate.
Le barriere tariffarie sono state progressivamente ridotte, le infrastrutture ed i servizi resi molto migliori e fruibili a condizioni più vantaggiose. In altre parole, i mercati sono diventati molto più accessibili.

Questa evoluzione, negli ultimi anni, ha subìto una forte accelerazione dalla progressiva digitalizzazione, nella gestione del business.

La gestione “digitale” dei processi rende più rapida, più efficiente la gestione della risorsa “tempo”, ottimizzando il flusso delle informazioni ed evitando la raccolta ed archiviazione di notevoli quantità di documenti cartacei, oggi tutti archiviabili in file informatici.

Ma molto più significativa è l’influenza di “Internet” nell’avvicinare la Domanda all’Offerta, eliminando quella parte di intermediazione che oggi vive di rendita di posizione senza però apportare sostanziali benefici. Il fenomeno dell’”e-commerce”, crescendo a due cifre da oltre 15 anni, è la dimostrazione tangibile che il cambiamento è strutturale e non passeggero. (solo in Italia, il fatturato attraverso l’’”e-commerce”, nel suo complesso, è passato da 1,6 miliardi di € del 2004 ai 35, 6 miliardi del 2017: niente male…)

Infine, il sempre più diffuso benessere, a livello globale, ha aumentato la platea della domanda e la sua capacità di spesa orientata verso prodotti a più alto valore aggiunto. A questo proposito, le dimensioni dell’”Italian sounding” alimentare, stimate da Federalimentare, in oltre 60 miliardi di €/anno, stanno a dimostrare come sia forte la domanda di Italianità a fronte della quale l’offerta non è sufficiente in termini di volumi o non sufficientemente attrattiva in termini di prezzi.

Cogliere le opportunità

Se i paradigmi del mercato stanno cambiando, necessariamente deve cambiare il modo con cui l’industria lattiero casearia nazionale si presenta sul mercato: eliminare i colli di bottiglia, avvicinare quanto più possibile il proprio cliente finale, essere veloci e reattivi per cogliere le opportunità del momento. Tutto al fine di riappropriarsi di quel valore aggiunto che oggi si disperde nei rivoli dell’inefficienza, dell’obsolescenza.

Ogni singola azienda deve porsi la domanda in termini prospettici ma sapendo, sin d’ora, che difficilmente si potrà reggere a lungo continuando a fare le stesse cose che si stanno facendo da troppo tempo. Nuovi obbiettivi, nuove strategie, nuovi strumenti non sono risposta ad un “nuovismo” fine a se stesso ma la necessaria ricetta per garantirsi un futuro.