Punta alla qualità la zootecnia bovina da latte del Lazio

By 14 dicembre 2017Breeding

di Giorgia Giordani

 

Al 1° dicembre del 2016 v’erano in Lazio 982 aziende con bovini da latte (-4,6% rispetto al 2015), con 71.731 vacche, su 125.319 femmine sopra i due anni e per un totale di bovini nel Lazio pari a 215.985. Rispetto a dieci anni prima, dal 2006 il numero delle vacche da latte si è contratto del 17% circa, a conferma della crisi del settore, dovuta al contemporaneo aumento dei costi e stasi del prezzo del latte.

In contemporanea, va detto che l’allevamento bufalino è decollato, raggiungendo la consistenza di 68.957 capi, di cui 37.174 femmine. Rispetto al 2006, quando c’erano solo 26.000 bufale, il numero è quindi cresciuto del 43%. La scelta di tale indirizzo produttivo, specialmente nelle aree del Lazio meridionale, risponde ai segnali del mercato, al grande interesse del consumatore per i prodotti DOP e IGP.

Tornando alla produzione bovina, nell’anno 2016 si sono raccolti in Lazio ben 3.655.516 quintali di latte con caratteristiche organolettiche medie intorno ai 3,65 punti percentuali in grassi e 3,26 in proteine. Sempre rispetto al 2006 (quintali 5.574.354) il calo è forte e significativo, pari al -34,2%.

E’ quindi evidente la necessità di affrontare le problematiche della filiera in maniera completa, si potrebbe dire con un approccio olistico, sia per coinvolgere tutti gli attori interessati (produttori, trasformatori, distributori, ricerca e formazione, fornitori di input, istituzioni), sia per migliorare la produttività di ogni fase della catena del valore.

Per la tutela della filiera, lo scorso 30 marzo è stato riconosciuto per la prima volta un accordo per la “Filiera del latte del Lazio”, patrocinato dalla Regione e sottoscritto dai maggiori trasformatori (Centrale del latte di Roma, Fattoria Latte Sano, Ipa Latte di Nepi, Centrale del Latte di Rieti), nonché dalle principali Cooperative e dalle maggiori Organizzazioni professionali agricole regionali (CIA, Confagricoltura e Coldiretti).

Soggetto promotore dell’iniziativa è stata Unindustria Lazio, che lo scorso anno ha ipotizzato una risposta di filiera alle criticità del settore, istituendo un apposito gruppo di lavoro. Nel novembre del 2016, si era raggiunto l’accordo sul prezzo del latte, da 36 a 39 centesimi al litro alla stalla, in vigore dal gennaio 2017. Seppur minimo, l’incentivo vuole andare in controtendenza e contribuire a risolvere le difficili situazioni di molti allevatori.

In contemporanea, è in elaborazione un nuovo “Consorzio del latte Agro Pontino”, cui si vuole far seguire una Filiera: ad Aprilia (Latina), in aprile, presso l’industria latticini Cuomo srl, ne è stato presentato il progetto, in base alle opportunità offerte dal bando regionale del PSR 2014-2020 (nell’ambito della misura M16, sottomisura 16.10.1 – progetti di filiera organizzata).

Come è avvenuto per il latte e la mozzarella di bufala, solo la qualità e la tipicità, riconosciute dai consumatori grazie a adeguate azioni di marketing, nazionale e internazionale, possono garantire prezzi adeguati al prodotto finale e quindi, a cascata retroattiva, a tutti gli attori della filiera

Il Lazio, seppur in basso nella classifica nazionale della produzione di latte e derivati, vanta un patrimonio caseario inestimabile, che deve essere tutelato e rivalutato. Solamente un approccio integrato, che veda la collaborazione dei principali attori della filiera, può permettere di raggiungere questo risultato.

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