Quando il vento del cambiamento soffia, costruiamo ripari o mulini a vento?

Pubblichiamo, qui sotto, alcune riflessioni fatte sulla base delle risposta alla survey lanciata alla fine di aprile

L’audience della nostra indagine

La survey on line ha raggiunto oltre 9.800 persone e ben 210 hanno interagito (click), dall’Italia (65%) e dall’Estero (35%, tutti dall’Europa); sono, in prevalenza (60%) operatori diretti dell’agro-alimentare (produttori, trasformatori, distributori/broker), con un profilo alto/medio alto, qualificabili come decision makers, seguiti da operatori della ricerca, della consulenza e da consumatori.

Una prima evidenza riguarda il diverso atteggiamento, tra italiani e stranieri, relativamente agli effetti indotti da questa pandemia, nonostante l’omogeneità dei profili di coloro che hanno risposto: i primi, infatti, palesano una visione “conservativa”, immaginando più “aggiustamenti” che “cambiamenti”, mentre gli operatori europei considerano necessari cambiamenti più profondi, in risposta a radicali modifiche del contesto.

Lo shock indotto dal COVID-19 sarà strutturale?

Quasi l’80% del nostro panel considera l’attuale “sbilanciamento” dei volumi da HORECA a Retail di forte intensità ma di breve durata, con un ritorno alla situazione ex-ante nel giro di un paio di anni; solo il 20%, quasi tutti stranieri, ritiene che il cambiamento sarà più strutturale e di lungo periodo.

A guidare i cambiamenti sarà la domanda: verso quale direzione?

Secondo i rispondenti italiani, i consumatori non cambieranno sostanzialmente il loro atteggiamento, mantenendo il proprio focus distribuito tra qualità, prezzo e servizio. All’estero, invece, si aspettano scelte di acquisto più fortemente guidate dal prezzo. In generale, comunque, l’intero panel si aspetta un acquisto più “locale” e, allo stesso tempo, un rafforzamento della Marca per il proprio valore “fiduciario”.

È generale il consenso nel credere che si consumerà di più in casa ma, mentre gli stranieri ritengono significativo l’aumento delle vendite on-line B2C (e-shop), per il panel italiano il ricorso al “food delivery”, la consegna di piatti già pronti, acquisirà un peso più significativo per il contenuto di servizio anche se ad un costo maggiore.

Come risponderanno le filiere agro-alimentari?

Ancora più marcata è la differenza di visione tra i rispondenti italiani e quelli europei su come le filiere si adatteranno, se si adatteranno, ai mutati bisogni espressi dalla Domanda.

Secondo gli italiani, il focus delle imprese continuerà ad essere sulla massimizzazione dei margini, attraverso la maggiore efficienza operativa.

All’estero, invece, le imprese punteranno molto di più sulla “resilienza”, ritenendo più importante la capacità di reagire velocemente ad improvvise necessità di riconversioni produttive, anziché massimizzare i margini al costo di più forte rigidità nei processi. 

Gli Italiani, poi, pensano che le filiere agro-alimentari saranno oggetto solo di “aggiustamenti leggeri” e l’intermediazione commerciale è vista come “importante” con potenziale di ulteriore crescita, a patto che sappia apportare valore aggiunto al sistema.

All’estero, è più marcato il convincimento che le filiere saranno oggetto di profonde ristrutturazioni: più corte, più snelle e reattive; in tale contesto, si prevede una maggiore presenza diretta sui mercati con conseguente forte ridimensionamento dell’intermediazione commerciale, a meno che non sia evidente ed elevato il beneficio che apporta al sistema.

Quale supporto potrà dare la tecnologia in questa fase di cambiamento?

Se, da un lato, quasi i due terzi di tutto il panel, più o meno equamente divisi tra italiani e stranieri, si aspettano che la tecnologia possa offrire valido supporto per la raccolta, l’analisi e la circolazione delle informazioni (ma irrisolto è il tema della generazione dei dati e delle informazioni…), è piuttosto singolare che nessuno abbia pensato alla tecnologia come strumento per migliorare la tracciabilità e la trasparenza, ancorché sia un’esigenza ormai palese del consumatore, sempre più consapevole, e già oggetto di progetti pilota.
Dove il panel ha manifestato, ancora una volta, una marcata differenza di sensibilità tra italiani e stranieri, è nell’uso della tecnologia per le attività commerciali sia di vendita che di acquisto che, in Italia, non riscuote significativo interesse, se non per la vendita diretta on-line, come, invece, riscuote all’estero. 

Infine, in Italia, c’è una pur lieve attenzione al telelavoro (10%), molto probabilmente perché se ne è potuta sperimentare l’utilità a seguito del recente lock-down, mentre all’estero sembra pratica già consolidata.

In conclusione: un cantiere aperto

Innanzi tutto, possiamo dirci sodisfatti dei risultati di questa survey che abbiamo lanciato allo scopo di “percepire un sentimento” relativamente ai cambiamenti che questa pandemia, con ogni probabilità, indurrà nella società, nelle abitudini e nelle economie.

Il diverso atteggiamento degli stranieri, come detto, tutti europei, dunque “vicini di casa”, rispetto agli italiani non può che essere stimolo ad ulteriori approfondimenti, per comprendere fino in fondo a cosa si andrà incontro e, soprattutto, quali saranno le migliori opportunità per competere nei nuovi scenari.

Perché l’unica cosa da non fare è cercare di risolvere nuovi problemi con vecchi strumenti.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. (A.Einstein)

Author Gaetano Piermarocchi

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