RESILIENZA CLIMATICA IL NUOVO PARADIGMA PER LO SVILUPPO ECONOMICO DEL XXI SECOLO

By 16 febbraio 2018future trends

Introduzione

Resilienza: la capacità di un ecosistema di rispondere a una perturbazione o disturbo, resistendo al danno e recuperarsi rapidamente.

Il cambiamento climatico in atto porterà ad un aumento degli eventi climatici estremi, ad esempio, siccità, grandine, piogge estreme e onde di calore. Gli scienziati hanno constatato che questi fenomeni si sono significativamente intensificati negli ultimi decenni e la tendenza è in continuo e progressivo aumento.

L’impatto che il cambiamento climatico può avere sul nostro attuale sistema economico è significativo, e questo è sentito in maniera più rilevante in due macro settori: nel settore agro alimentare ed in quello delle infrastrutture, in particolare in ambito urbano.

Prendendo ad esempio un investimento nel settore agroalimentare, come la costruzione o l’ampliamento di stabilimenti di trasformazione (esempio uva, latte, frutta etc.), un aumento degli estremi climatici aumenterà la volatilità dei prezzi e la disponibilità della materia prima. Nel caso in cui non si sviluppassero politiche e strategie strutturate al fine di far fronte a questa nuova realtà, l’imprenditore vedrebbe incrementare gradualmente il costo totale del prodotto finale, potendo impattare la viabilità del business. In aggiunta, il cambiamento climatico porta a una riduzione della disponibilità delle risorse naturali che sono essenziali per la produzione agricola a causa di una maggiore erosione del suolo, del sovra utilizzo di risorse idriche, della destabilizzazione del suolo in aree collinose e montagnose, aumento della velocità dei processi di aridificazione e desertificazione, come sta accadendo nel sud Italia,. L’impatto climatico sull’imprenditoria italiana e, soprattutto sulle piccole e medie imprese che occupano una spazio rilevante nell’economia del nostro paese, può essere significativo ed andrebbe ad intaccare ulteriormente la competitività del nostro settore agroalimentare già duramente provato negli ultimi anni.

Altrettanto si può dire per il settore delle infrastrutture. Un aumento delle ondate di calore, come accaduto nel 2005 con vette record di temperatura in Europa tra i 45 e i 48 gradi, i grandi uragani ed incendi che sono costati al governo USA $ 330 Miliardi nel 2017 o i periodi di siccità verificatisi, sempre in Europa, nell’estate del 2017, rischiano di mettere in ginocchio intere zone, le cui infrastrutture non sono state dimensionate per fronteggiare situazioni di criticità di questa entità e con tempi di ricorrenza ed intensità sempre maggiori.

Resilienza climatica: che cosa è?

Il concetto di resilienza è spesso applicato in biologia e definisce la capacità di un sistema naturale di tornare al suo stato iniziale dopo aver subito una perturbazione, shock o stress (climatico oppure no).

Il concetto di resilienza climatica quindi è caratterizzato da 4 fattori principali:

  • la forza di fattore di impatto (l’evento climatico)
  • il tempo di impatto
  • il danno che provoca e che può essere quantificato in termini economico-finanziari
  • Il tempo di recupero (o risposta) del sistema per ritornare al suo stato precedente.Spesso per l’uomo uno shock climatico è strettamente correlato ad un diretto impatto economico negativo sul territorio. Fino a qualche tempo fa, poiché il nostro sistema economico era abituato a lavorare in un clima relativamente stabile, questa eventualità era avvertita come un problema di importanza relativa. Tuttavia, con l’accentuarsi dell’impatto climatico sul territorio e della frequenza di questi fenomeni, ci si potrebbe trovare di fronte a sistemi economici progressivamente più fragili e ed esposti al rischio di rottura irreversibile, che avranno bisogno di investimenti sempre più consistenti per poter ritornare, sempre che sia possibile, alla loro condizione iniziale.

    Ed è esattamente in questa fase che il concetto di resilienza climatica manifesta la sua importanza, poiché permette di trasformare un potenziale impatto economico negativo in una opportunità di business. Infatti , strategie di resilienza climatica cercano di diminuire se non addirittura eliminare la correlazione tra aumento della variabilità ed intensità climatica e perdite economiche e finanziarie. L’uso del termine resilienza climatica implica quindi la capacità dell’uomo di contrastare gli shock climatici in modo tale che non danneggino in forma sostanziale il sistema in cui viviamo favorendo, nel più breve tempo possibile, il ritorno ad una funzionalità regolare.

    Quali sono gli attori protagonisti che possono beneficiare dei sistemi resilienti?

    Le grandi organizzazioni di sviluppo internazionali quali ONU e FAO hanno messo al centro della loro visione di sviluppo sostenibile proprio la questione climatica poiché questa è connessa con tutte le altre sfere ad alta priorità nell’agenda di sviluppo economico internazionale. Tra queste vale menzionare la desertificazione, la protezione delle risorse naturali, accesso ad infrastrutture basiche, lo sviluppo economico sostenibile, l’agricoltura sostenibile, la protezione di ecosistemi e la diminuzione della povertà.

    Le principali banche di sviluppo quali il Banco Mondiale e Banco Interamericano (IDB) metteranno a disposizione al 2020 più fondi per i progetti con una forte componente climatica (per esempio, 30% dei finanziamenti complessivi di IDB), sia per la mitigazione del rischio climatico (energia rinnovabili e efficienza energetica) che per l’adattamento/resilienza ai cambiamenti climatici. Tuttavia, oggi il concetto di resilienza è forse ancora troppo poco sviluppato a livello di “system thinking”. Per esempio solo alla fine del 2016 alcune delle principali istituzioni finanziarie hanno fatto le proprie raccomandazioni per aiutare le aziende a divulgare i rischi e le opportunità di natura finanziaria nel contesto dei loro requisiti di divulgazione periodiche ai propri azionisti1.

    Non è semplice quindi trovare metodologie e pratiche consolidate e verificabili con indicatori chiari e univoci che comprovano la capacità di un sistema agricolo-produttivo oppure urbano-infrastrutturale di resistere ad una intensificazione dei cambiamenti climatici e di guardare a tale sfida come una opportunità di business sostenibile.

    Tutti gli attori pubblici o privati che riusciranno a trasformare sistemi urbani o rurali in sistemi resilienti, beneficeranno direttamente tutti gli altri attori ad essi connessi quali:

    • Il produttore rurale che godrà di una riduzione delle perdite dovuta all’utilizzo di sistemi produttivi meno condizionati da anomalie climatiche
    • Il cittadino-consumatore che vive in ambienti meno vulnerabili al rischio climatico e che ha accesso a servizi ed alimenti di buona qualità il cui prezzo non oscilla troppo in funzione della variabilità climatica
    • Le imprese di trasformazione che vedranno ridursi le problematiche legate ad una volatilità della materia prima
    • Le banche che elargiscono il credito o il finanziamento che vedranno ridurre il rischio di deterioramento dei propri crediti
    • Le compagnie di assicurazione che avranno un rischio significativamente minore
    • Le banche di sviluppo che operaranno su sistemi integrati per potenziare talisistemi resilienti
    • I governi locali, regionali e centrali che avranno meno oscillazioni di gettito fiscale in funzione della variabilità climatica e meno danni alle infrastrutture pubbliche
    • Gli investitori, PMI e grandi imprese che si sentiranno più sicuri ad investire in sistemi più solidi ed integrati
    • Gli ecosistemi ambientali che vedranno gradualmente diminuire la pressione antropogenica su di loro a causa di una ottimizzazione dell’uso delle risorse naturali e di forma più ecosostenibile.

      Per questo non si può scindere la resilienza dal nuovo paradigma economico e dalla nuova economia climatica, andando a riconfigurare e rafforzare sistemi basati su schemi finanziari, economici, produttivi ed ingegneristici che tuttora sono legati più al secolo scorso che a quello attuale.

      Come si creano sistemi resilienti?

      La resilienza nasce come un concetto riferito ad un contesto locale più che globale. La resilienza globale è infatti generata dall’intreccio delle diverse attività resilienti operanti a livello locale dal momento che ha un impatto differente su aree ed attori diversi.

      L’impatto climatico in un paese povero con un clima tropicale che si basi su un’agricoltura rudimentale sarà significativamente differente da quello in un paese più avvantaggiato da un clima temperato ed in possesso di una tecnologica altamente automatizzata. Lo stesso discorso è applicabile alle infrastrutture. Infatti, in ambienti sovraffollati dotati di infrastrutture precarie e soggetti ad un alto impatto climatico, i danni così come i costi di adattamento saranno inevitabilmente superiori rispetto a zone con minori rischi e vulnerabilità. E’ utile evidenziare come l’implementazione di sistemi resilienti è fortemente favorita dalla collaborazione di diversi attori che necessariamente dovranno relazionarsi per trovare le tecnologie, i sistemi di finanziamento e la modalità con cui implementare soluzioni resilienti.

      Per questa ragione è cruciale la creazione di “ecosistemi resilienti” ovvero partnership formalizzate che aiutino ad incubare la nuova economia climatica, mettendo in contatto gli innovatori tecnologici con attori del settore privato e pubblico e con gli investitori per favorire la creazione di processi che si possano poi replicare su scala regionale.

      In questo ambito è cruciale anche la presenza di catalizzatori di ecosistemi resilienti, ovvero società o individui con un forte spirito imprenditoriale che non solo abbiano la capacità di capire a fondo le problematiche esistenti ma altrettanto riconoscano l’opportunità di fare un tipo di business che benefici la totalità degli attori coinvolti nell’ecosistema e che riescano a concepire, coordinare e sistematizzare l’esecuzione di progetti pilota che possano poi essere successivamente disseminati e replicati ulteriormente. Questa figura professionale può essere equiparata a quella di un “developer” (sviluppatore) di progetti. Tuttavia vi è differenza per quanto attiene alla fase di attuazione poiché per creare nuovi modelli economico-tecnologici è necessario non solo avere chi pensa e propone ma anche chi esegue e sistematizza tali sistemi ed in una forma tale che sia accettata dai vari attori e con una struttura capace di portarli poi ad un livello più facilmente replicabile.

      Il futuro della nuova economia climatica dipende sotto molti aspetti, quindi anche dalla capacità di interazione in forma aperta ed equilibrata da parte dei diversi attori coinvolti che devono riuscire a costruire una relazione armoniosa basata su benefici mutui e creando automatismi in grado di facilitare l’espansione e disseminazione dei nuovi modelli resilienti di successo.

      Esempio di resilienza climatica

      ADAPTA GROUP, società Brasiliana, si é specializzata negli ultimi dieci anni a comprendere come trasformare sistemi climaticamente fragili in sistemi altamente resilienti.

      ADAPTA GROUP ha creato il programma MAIS (Modulo Agroclimatico Intelligente e Sostenibile) che opera su produttori agroalimentari per trasformare la minaccia dei cambiamenti climatici in opportunità e competitività. Il programma MAIS Latte, ad esempio, ha permesso di identificare una serie di tecnologie e strategie che potessero aiutare i piccoli e medi produttori di latte della regione semiarida dello stato di Bahia. L’obiettivo era stabilizzare la loro produzione messa in forte crisi dalla diminuzione del 30% delle piogge (350 mm persi) negli ultimi 50 anni ed un contemporaneo aumento della temperatura media pari al doppio della media mondiale (1.75°C).

      ADAPTA GROUP ha poi creato un sistema di assistenza tecnica per la diffusione di queste tecnologie, legandole ad un programma di credito bancario agevolato e rimborsabile e ad un sistema di monitoraggio e valutazione che potesse stimare l’efficacia dell’intervento.

      Le quattro componenti del programma ovvero (i) identificazione di tecnologie resilienti ed integrate in un sistema produttivo agroclimatico, assieme ad un (ii) sistema di assistenza tecnica per accompagnare la sua implementazione nei produttori rurali, (iii) credito bancario per finanziare le tecnologie e (iv) monitoraggio e valutazione, sono state una strategia vincente per aiutare due cooperative di produttori a stabilizzare maggiormente la produzione con innumerevoli benefici economici per il territorio.

      Un importante dato da sottolineare è che attraverso il programma MAIS Latte, ADAPTA GROUP è riuscita a generare circa nove unità economiche per ogni unità investita nel programma, con un TIR di circa del 40% se calcolato come beneficio condiviso tra tutti gli attori coinvolti, dimostrando che una riqualificazione produttiva è un win-win di grande significato economico.

      Un esempio concreto di tecnologia di resilienza usata, finanziata ed adottata in scala, è stato l’utilizzo del cactus Opuntia-ficus con il quale si è sostituito il 70% dell’utilizzo del granoturco nell’alimentazione animale di centinaia di produttori con cui ADAPTA GROUP ha lavorato. In circa due anni, la coltivazione di Opuntia-ficus ha coperto più di 5000 ettari piantati in forma intensiva. Le virtù del cactus sono così riassumibili:

      • alta capacità di ritenzione idrica con relativa diminuzione del 50% del consumo di acqua
      • costi significativamente ridotti rispetto al granoturco (tra 1/5 e 1/10 del costo)
      • estremamente resistente ai picchi di siccità
      • alta adattabilità e resistenza anche in presenza di un clima più umido
      • emissioni di gas serra significativamente minore rispetto al granoturco in quanto pianta semi-perenne (venticinque anni di vita media) con bassa necessità di fertilizzaizone
      • non ha bisogno di irrigazione
      • se disidratata e pelletizzata, può essere facilmente trasportata per grandi distanze
      • attecchisce e vegeta in terreni marginali, dando la possibilità di coltivare prodotti a maggior valore aggregato
      • contribuisce a riavviare economie marginalizzate.

        Tabella 1. Comparazione tra i costi di produzione e valore nutrizionale del granoturco e Opuntia-Ficus

        Opuntia-ficus

        Granoturco

        EURO/Kg

        0,02

        0,10

        Nutrienti Digestibili Totali (NDT)

        68

        78

        Proteine (P)

        6,95

        8,5

        Figura 1. Sistema di cactus addensato in Brasile usanto nell’alimentazione di ruminanti. ADAPTA GROUP ha sostituito circa 70% del consumo di granoturco con Opuntia-ficus.

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        1 TCFD/Recommendations of the Task Force on Climate-related Financial Disclosures, Dicembre 2016

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        Autore:

        Daniele Cesano è socio fondatore dell’ ADAPTA GROUP. Dopo varie esperienze lavorative nel settore accademico, privato e non governativo in Italia, Svezia e Stati Uniti, si è trasferito in Brasile nel 2007 per incubare uno dei primissimi sistemi produttivi di resilienza climatica in Brasile, nella regione semiarida dello stato di Bahia. Il progetto Adapta Sertao ha ricevuto vari premi e riconoscimenti nazionali ed internazionali, ed oggi è una referenza in America Latina su sistemi resilienti. ADAPTA GROUP è nata dalla consolidazione dell’esperienza del progetto Adapta Sertao e oggi offre servizi di sviluppo e implementazione di sistemi resilienti. Daniele ha studiato ingegneria ambientale al Politecnico di Torino, ha un Dottorato in Risorse Naturali e Idriche presso l’Università KTH di Stoccolma ed è Sustainability Science Fellow presso la Harvard Kennedy School.

        Email: daniele.cesano@gmail.com

        Contatto in Italia per approfondimenti:

        Avv. Fabio Maggi, fabiomassimo.maggi@icloud.com; cell: 349.195.7313